Omaggio a Mrs Wharton
Corrado Bevilacqua
Dire l'indicibile
Ogni arte ha i propri mezzi espressivi. Il cinema ha i suoi ed essi sono differenti da quelli della poesia. Il cinema nasce con L'innaffiatore innaffiato. Ricordate? Cinema vuol dire azione. Immagini in movimento. Il colpo di genio consistette nell'incollare un'immagine all'altra, un fotogramma all'altro. Un tempo ci furono dei famosi registi che pensarono di bloccare l'azione. Bloccare l'azione in un film è commettere il medesimo errore del musicista che pretendesse di "mettere in musica il silenzio".
L'unico modo di "dire il silenzio" è tacere, come fa Kari, il protagonista di L'uomo difficile di Hofmannsthal, suscitando la curiosità degli astanti, i quali non credono ai loro occhi. Era veramente lui? Kari non s'era mai comportato così. Era vero. Kari era sempre stato un uomo brillante. Come spiegare il suo silenzio? Lo si spiega con la guerra, con gli orrori cui Kari ha assistito.
Kari si tova nella medesima situazione del giovane protagonista di Niente di nuovo sul fronte occidentale di Eric Maria Remarque, quando ritorna a casa per una licenza e la madre gli chiede come sta. Come dovrebbe stare? Come fa a spiegare alla madre che egli è diventato un assasssino? Va nella sua camera. Vede il pianoforte a muro e si chiede se quella mani assassine potranno mai un giorno ritornar a suonare Schubert, Schumann, Chopin... . Guarda la madre. La madre continua a non capire.
Adesso, Immaginate l'interno di un pub inglese. E' l'ora di chiusura. Un cameriere sta pulendo i tavolini e ripete a intervalli regolari la frase: "Per favore signori, si chiude". Seduta ad un tavolo d'angolo c'è una coppia, una normale coppia borghese di quellle che piacevano a Thomas Stearn Eliot. Lei guarda lui negli occhi e gli chiede: "A cosa stai pensando? Non mi dici mai a cosa stai pensando". "Penso siamo nel vicolo dei topi dove i morti hanno perso le ossa".
Cambia la scena. Una coppia cammina lentamente per una strada di Londra. Si tengono per mano. Lui riflette a voce alta: "Let's go then you and I when the evening is spread out against the sky..". Allora, andiamo tu ed io, quando la sera si stende contro il cielo... Andiamo fra alberghi di passo a poco prezzo e ristoranti ricoperti di gusci d'ostriche e segatura... Andiamo per strade che si succedono come un tedioso argomento che conduce a domande che imbarazzano. Tu non chiedere cosa. Andiamo fare la nosra visita". A quel punto, uno si chiede: A chi? A chi andranno a fare visita? Domanda ovvia. Non per Eliot che a quel punto ti piazza un verso che ti lascia a bocca aperta. "Nella stanza le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo". Ora, com'è possibile mettere in scena questi versi? Oppure questi: "...and indeed there will be time,. time to murder and create, time for you and time for me, before taking a toast and tea"["E di sicuro ci sarà tempo. Tempo per uccidere e tempo per creare, tempo per me e tempo per te, prima di prendere un toast con il te"].
Molti anni fa era il 1993 pubblicai un "romanzo politico" in cui parlavo della crisi che la mia generazion stava attraversando. Mandai una copia del libro anche a Norberto Bobbio, ricordandogli una lontana sera a Genova dove c'eravamo incontrati alla cena che aveva seguito la presentazione della Storia del marxismo pubblicata da Einaudi. Al tavolo, eravamo seduti: io, l'editore Einaudi, il gemanista Cesare Cases, Norberto Bobbio e Franco Piperno. Bobbio fu una sorpresa. Lo pensavo austero. Invece, era un gran mangiatore di pesce fritto. Einaudi lo guardò. Sorrise e gli disse velenoso: "Cosa direbbe tua moglie a vedere che mangi tutto quel pesce fritto?". Bobbio non lo degnò d'uno sguardo. "Lasciala dov'è", ribattè Bobbio. Ebbene, una mattina ricevo un biglietto di Bobbio nel quale si complmenta per il modo in cui il mio libro era stato scritto e aggiungeva che gli dispiaceva di doverlo dire, ma non aveva capito dove volevo andare a parare. Eppure, a me sembrava chiaro. L'avevo detto citando Eliot: "Do I dare? ". Saprò osare, saprò ricominciare?
E' difficile capire dove Eliot vuole andar a parare e sarebbe ancor più difficile metterlo in scena. Vi immaginate un film ispirato a Terra desolata?
"Phlebas the Phoenician, a fortnight dead
forgot the cry
of gulls and the deep sea swell
and the profit and loss.
A current under sea
picked his bones in whispers as he rose and fell.
He passed the stages of his age and youth
entering the whirlpool.
Gentile or Jew
o you who turn the wheel and look to windward,
consider Phlebas who was once handsome and tall
as you".
[Flebas ll fenicio, morto da quindici giorni,
dimenticò lo stridulo grido
dei gabbiani e il profondo gorgo del mare,
il profitto e la perdita.
La corrente sottomarina
gli scarnificò le ossa in mormorii mentre egli emergeva e affondava.
Egli passò attraverso le fasi della sua vita,
dalla govinezza alla maturità
mentre egli veniva risucchiato nel vortice.
Gentile o Ebreo, tu che governi la nave e guardi verso il vento,
ricordati di Flebas, il Fenicio, che un tempo fu alto e bello,
come te". Traduzione di Corrado Bevilacqua]
Non meno difficile sarebbe portare Leopardi sullo schermo. Leopardi fu sempre considerato un pessimista. Né si capisce come avrebbe potuto non esserlo, considerato il suo cattivo stato di salute e il modo monotono in cui "menava il giorno". Inoltre, Leopardi non credeva nell'ideologia delle "sorti magnifiche e progressive" come egli afferma esplicitamente in una poesia fra le più famose di quelle da lui composte, La ginestra. Il Leopardi espose la sua weltanshauung in Canto notturno, dove egli si pose le domande di sempre. "Chi siamo? Da dove veniamo? Dove Andiamo?
"Che fai tu ln luna in ciel, dimmi che fai silenziosa luna". Per Leopardi, l'uomo è "gettato" in un mondo ostile, indifferente alle sue sofferenze. La Natura è "matrigna". In una famosa operetta morale, Leopardi immagna che gli uomini siano spariti dalla faccia della Terra. Non per questo notava uno gnomo parlando con un folletto, l'acqua dei fiumi ha smesso di defluire verso il mare; né il sole ha smesso di illluminare o con i suoi raggi la Terrra.
"Nasce l'uomo a fatica ed è rishio di morte il nascimento", scrisse Leopardi nel Canto notturno. "Prova pena e tormento" ed i genitori cominciano, da subito, a consolarlo dell'esser nato. Sandor Ferenci, già allievo di Freud, nel 1924 nel saggio intitolato Thalassa, scrisse che, sin dal momento in cui l'uomo prende coscienza di sé, egli tende a restaurare la situazione intrauterina, dalla quale egli è stato strappato violentemente dalla natura per "essere getttato" nel mondo.
In quello stesso anno, Freud pubblicava Il disagio della civiltà, dove faceva risalire l'origine della sofferenza umana alla impossibilità di realizzare compiutamente le istanze del "principio del piacere". Il tentativo di Freud, pur nobile nell'intento, a me sembra fallito in quanto prodotto d'una costruzione intellettuale che, come scriveva Adler, attribuisce all'uomo, inteso come specie, le caratteristiche psicologiche di persone che soffrono, in quanto individui, di disturbi psichici. La nostra infelicità dipende, come affermava Leopardi, ben prima di Heidegger, dal nostro "essere gettati"; o, per dirla con Ferenci, dal nostro essere strappati dal seno materno per "essere gettati" nel mondo.
Volendo, poi, passare dal piano ontogenetico a quello filogenetico, possiamo inquadrare il problema immaginando cosa dovettero provare i nostri antenati, delle simpatiche scimmiette arboricole, quando esse vennero strappate dalla loro vita sugli alberi e dovettero adattarsi ad una vita terricola. Per esse, si trattava d'essere precipitate in un mondo nuovo e misterioso, popolato di nuovi nemici dai quali esse non sapevano come difendersi.
Ora, tutto questo, può essere spiegato in un film? Grandi registi con grandi mezzi intellettuali come Bergman, Bunuel, Antonioni, Goddard non ci sono riusciti. Il lettino dello "strizzacervelli" mal si adatta all'azione filmica. Analoga considerazione può essere fatta per quello che riguarda il rapporto fra cinema e letteratura. Come è possibile rendere cinematograficamente la sorpresa che Anna Karenina prova quando incontra Wronsky per la prima volta? Oppure, il senso di estraneità che ella prova quando, alla stazione, di ritorno da Mosca, vede il marito che le va incontro dopo che ella s'è innamorata di Wronsky? Neanche Greta Garbo ci riuscì
Com'è possibile rendere cinematograficamente la forza vitale che emana da ogni parola, da ogni gesto, da ogni sguardo della "mujer de Pablo" in Per chi suona la campana di Hemingway? Come rendere cinematograficamente l'immenso valore morale delle parole rivolte dalla "mujer e Pablo" a Maria che trema di paura al ricordo di quello che i franchisti le hanno fatto? "Non temere, loro non ci possono fare nulla".
Come rendere con le parole il senso della catastrofe che l'ultimo dei von Trotta avverte pesare sulle proprie spalle in La cripta dei cappuccini di Joseph Roth? Solo un genio lo può fare. Solo Tolstoi poteva rendere, usando penna e inchiostro la potenza che si irradiava dallo sguardo con il quale Ljuba osserva per l'ultima volta Nechliudov in Resurrezione. E' lo sguardo d'una donna che non teme più nulla perché ha sopportato, senza tradire mai se stessa, tutto quello che un essere umano poteva sopportare.
Così è per Ethan Frome. Ormai, il racconto è giunto alla fne. Parla Mrs. Hale che tira le conclusioni della storia.
"She took off her spectacles again, leaned toward me across the bead-work table-cover, and went on with lowered voice: "There was one day, about a week after the accident, when they all thought Mattie couldn't live. Well, I say it's a pity she did. I said it right out to our minister once, and he was shocked at me. Only he wasn't with me that morning when she first came to... And I say, if she'd ha' died, Ethan might ha' lived; and the way they are now, I don't see's there's much difference between the Fromes up at the farm and the Fromes down in the graveyard; 'cept that down there they're all quiet, and the women have got to hold their tongues."
["Mrs. Hale si tolse gli occhiali; piegò il proprio busto sopra la tavola coperta da una tovaglia ricamata a perline, avvicinò il suo viso al mio, e disse a bassa voce:
- Ci fu un giorno, all'incirca una settimana dopo l'incidente, in cui tutti pensarono che Mattie non ce l'avebbe fatta. Io credo sia stato un peccato che Mattie ce l'abbia fatta. Lo dissi al nostro pastore ed egli mi guardò come se fosse rimasto scioccato dalla mia affermazione. Egli non aveva visto quello che avevo visto io la mattina in cui Mattie rinvenne. Io penso che se Mattie non ce l'avesse fatta, sarebbe stato meglio per entrambi. Ethan ce l'avrebbe fatta a vivere anche senza di lei. Considerato infatti il modo in cui essi vivono ora, credo che non ci sia molta differenza fra i Frome che vivono nella fattoria sulla montagna ed i Frome che sono sepolti in cimitero, tranne che essi sono tranquilli e le loro donne tengono cucite le loro bocche". (Traduzione dall'americano di Corrado Bevilacqua)]
In questo finale emerge il genio della Wharton. Ella sa che non ci sono parole per rendere la drammaticità della situazione in casa Frome. Quello che ella poteva fare era di attivare la nostra immaginazione stimolandola con l'amara ironia di Mrs. Hale

0 Commenti:
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page