Hanno detto del libro
The Writing of Fiction
A rare work of nonfiction from Edith Wharton, The Writing of Fictioncontains brilliant advice on writing from the first woman ever to win a Pulitzer Prize -- for her first novel The Age of Innocence.
In The Writing of Fiction, Wharton provides general comments on the roots of modern fiction, the various approaches to writing a piece of fiction, and the development of for ...more
In The Writing of Fiction, Wharton provides general comments on the roots of modern fiction, the various approaches to writing a piece of fiction, and the development of for ...more
Paperback, 128 pages
Published October 8th 1997 by Scribner (first published 1925)
Edith Wharton: i lettori onesti e i lettori falsi in un inedito saggio del 1903 finalmente pubblicato a Venezia da Olibelbeg
- 6 febbraio 2015
- 12:31
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VENEZIA – Edith Wharton, signora delle lettere nonché prima donna a vincere il PREMIO
Pulitzer nel 1921 per “L’età dell’innocenza”, è sempre stata una scrittrice e una persona allergica alle convenzioni, alle etichette. Fieramente indipendente, rivoluzionaria a
suo modo, credeva nel potere della letteratura, nell’importanza della cultura in un momento storico in cui alle donne (specie se di buona famiglia americana come lei) si chiedeva altro. Appassionata lettrice prima ancora che scrittrice, cercava sempre di romperle quelle convenzioni, quegli schemi di comportamento.
Lo dimostra anche ne “Il vizio della lettura”, agile e lucidissimo saggio di quarantasei pagine scritto nel 1903 (probabilmente dopo “La valle della decisione” e diversi anni prima di “Ethan Frome”) che è rimasto a lungo dimenticato. Pubblicato in America su rivista (la North American Review numero 177), ne esistono un’edizione spagnola (“El vicio de la lectura”, José J. De Olaneta Editor 2010), una francese (“Le vice de la lecture”, Les Editions Du Sonneur 2009). Stranamente in Italia, paese che pure la Wharton amava e a cui avrebbe in seguito dedicato libri di arredamento e giardinaggio, il saggio non viene pubblicato né allora né dopo. A farlo ha dovuto pensarci un gruppo di amici veneziani, stampandoselo in proprio dopo aver bussato inutilmente alla porta di tante case editrici locali che al progetto erano interessate ma non ora, non subito. Merito di Pier Luigi Olivi quindi, che in una vacanza spagnola ha trovato questo saggio dimenticato, si è incuriosito e ha deciso che quelle parole dovevano essere tradotte. Nasce così l’idea di riproporre il libro in un’edizione estremamente curata, quasi di lusso: tradotto dal giornalista Corrado Bevilacqua con una copertina del pittore Luigi Gardenal. Cento copie, all’inizio, poi però il progetto ha assunto altre forme, altri colori. E oggi “Il vizio della lettura” (Olibelbeg 2014) si può trovare presso le librerie Marco Polo e Goldoni a Venezia, da Mondadori a Mestre e anche in versione e-book.
Ma perché è così importante, questo saggio dimenticato? Perché Edith Wharton esamina, con la scrupolosità di un’addetta ai lavori e la passione di una che la letteratura la ama sul serio, il mercato editoriale dell’epoca che, strano ma vero, somiglia incredibilmente a quello odierno. C’è il “lettore meccanico” che ha il vizio della lettura, legge tanto ma senza capire, limitandosi a divorare uno dopo l’altro i libri perché ha scoperto da poco il piacere di leggerli. Solo che per lui in realtà non è un piacere ma un dovere, quasi un obbligo morale visto che considera la letteratura un passatempo coscienzioso di cui vantarsi. Una specie pericolosa questa, secondo la Wharton, soprattutto perché tende a creare degli inquietanti alter-ego come il “critico meccanico” o estrattore di trame, che in realtà non critica ma cataloga i contenuti del libro senza porsi domande. E poi c’è il “lettore nato”, che i libri li sceglie con cura ed è in grado di comprenderli e interpretarli. Leggere per lui è un’arte che non ha bisogno di segnalibri ma solo del giusto tempo e spazio. “La letteratura ci aiuta a capire quello che accade intorno a noi” dice Edith Wharton. Lei già lo sapeva nel 1903.
(V.Nat.)
(V.Nat.)
→ Info: books@libreriamarcopolo.com
LA NUOVA VENEZIA
sabato 17 gennaio 2015
Scoperto a Barcellona
un testo inedito
di Edith Wharton
di Roberto Lamantea
La storia piacerebbe a Indiana Pipps, cugino di Pippo e amico di Topolino nell’universo disneyano, sempre alla ricerca di tesori sconosciuti in località inesplorate, qui in veste di filologo ell’avventura. lettore attento, che è anche scrittore e poeta, passeggia per Barcellona, in una libreria scopre un libriccino, El vicio de la lectura, delizioso anche graficamente. È la traduzione spagnola di un breve saggio del 1903 della scrittrice americana Edith Wharton, l’autrice dell’Età dell’innocenza. L’edizione spagnola è del 2010.– cerca l’edizione italiana del testo: non c’è. C’è quella france se, Le vice de la lecture, Les Éditions du Sonneur (2009). Il lettore-scrittore veneziano ha un olpo di fortuna nel trovare il libretto nell’universo cartaceo della libreria catalana, ma anche l’intelligenza di capire di che si tratta. Se ne potrebbe fare na strenna natalizia per gli
amici, pensa, cento copie.
Olivi si confronta con gli amici e l’idea prende forma: cento copie sono poche, si tratta della prima traduzione italiana di un testo di una delle scrittrici fondamentali del Novecento letterario, tre volte candidata al Nobel. L’idea prende corpo (carta-
ceo e digitale) grazie al giornalista Corrado Bevilacqua per la traduzione, il pittore Luigi Gardenal (che ha disegnato le copertine dei libri di Olivi) per lacopertina, Gigi Bello per la prefazione. Il quartetto si mette al lavoro e bussa a piccole case editrici della città: non dicono no, ma il progetto si perde nelle nuvole. Bene, dice Olivi, allora me lo stampo io. Ed eccolo qua, n librino delizioso dalla coper-tina bellissima che fa battere forte il cuore a chi ama i libri, Il vizio della lettura, stampatocon la sigla un po’ misteriosa. Olibelbeg Venezia, 43 pagine, n vendita nelle librerie Marco Polo e Goldoni a Venezia e alla Mondadori di Mestre.
The Vice of Riding uscì in America su rivista nel 1903. La lettura è fulminante: la Wharton ton individua un tipo di lettore, il lettore meccanico, che divora tutto quanto sia alla moda in fatto di letteratura (oggi si direbbe di mercato editoriale), capendo in realtà ben poco del testo, interessato più al chiacchie riccio mondano à la page sul libro, recensioni comprese, che non ai contenuti, ammesso che ci siano. Il lettore meccanico legge senza pensare e, visto che i lettori meccanici sono la maggioranza dei lettori, generano gli scrittori meccanici e i critici meccanici. La bellezza della scrittura, il libro come pensiero ed emozione e come chiave per leggere il mondo e la vita, da questo universo meccanico è lontano anni luce. Tutto questo
fa male alle «belle lettere». Un secolo fa la Wharton descriveva all’amicizia con Henry James, ma la Wharton è anche amica di Sinclair Lewis e di André Gide. I suoi libri più celebrati sono
“Ethan Frame” (1911) e “L’età dell’innocenza” (1920), premio Pulitzer nel 1921 (la prima volta di una donna), da cui nel 1993 Martin Scorsese ha tratto l fim con Daniel Day-Lewis, ichelle Pfeiffer, Winona Ryder. È candidata al Nobel per la letteratura tre volte: nel 1927, ’29 e ’30. “Il vizio della lettura” fu pubblicato nel 1903 dalla “North American Review”.
io mercato editoriale di oggi, l’oggetto libro come consumo, recensito e premiato da chi a sua volta arà recensito e premiato e intervistato in tv, in un circolo blindato. Ma i libri meccanici muoiono e vengono dimenticati; gli altri, quelli veri, percorrono sentieri aspri e vivono per sempre.
Dedicato a chi crede di avere …il Vizio di leggere…
” IL VIZIO DELLA LETTURA” di Edith Wharton – editore Olibelbeg (Venezia) –
Nota introduttiva di Pier Luigi Olivi – Prefazione di Luigi Bello – Traduzione di Corrado Bevilacqua – Disponibile anche in e-book –
Si tratta di un breve testo dal titolo The Vice of Reading, scritto nel 1903 (North American Review 177, Oct. 1903, 513-21) finora inedito in Italia e ora pubblicato a cura di quattro veneziani appassionati d’arte con il titolo Il vizio della lettura (editore Olibelbeg, 2014. – pp. 45).
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L’autrice di “L’età dell’innocenza” lo scrisse nel 1903, sembra scritto oggi. Ferocemente polemico nei confronti di quello che la Wharton definisce lettore meccanico, lettore di libri alla moda che ama anche la più banale delle fiction, e può essere pericoloso per le “belle lettere”. Il lettore meccanico produce come proprio clone il critico meccanico. La critica non come analisi del contenuto e dello stile del romanzo, ma il riassunto. “L’estrattore di trame” ha sostituito il critico letterario.




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