Il vizio della lettura
Corrado
Bevilacqua
A
proposito della libertà di scelta
Virginia
Woolf, l'autrice di capolavori come Mrs Dalloway, Gita al faro,
Crociera, Le onde, La stanza di Jacob, in una pagina famosa di Per le
strade di Londra, sosteneva chee l'unico consiglio che si può dare
nel cmpo della lettura è quello di non darne. Una persona dovrebbe
essere lasciata libera di scegliere il libro che vuole leggere. Il
problema è che non siamo liberi. E' dai tempi di Vance Packard,
cioè, dall'inizio degli anni 50 del secolo scorso che si parla di
"persusori occulti". Lo stesso Vance Packard era, però, in
ritardo sui tempi.
Come
dimostrò lo storico francese Marc Ferro, i nazisti avevano
sviluppato delle tecniche raffinatissime di peruasione occulta nella
loro propaganda antisemita. Ferro portava come esmpio il film Suss
l'ebreo. Recentemente, il sociologo americano Benjamin Barber ha
dimostrato, in un voluminioso saggio, che anche chi si crede libero
di scegliere quando va al supermercato, in realtà è sottoposto a
ogni sorta di condizionamenti.
Il
lettore di giornali agisce come un qualunque consumatore. Acquista un
prodotto e lo consuma attraverso la lettura. Ciò che legge sui
giornali contribuisce alla formazione della sua visione del mondo.
Nel nostro cervello accanto all'apparato che ci fornisce l'immagine
del mondo fisico, c'è un apparato, come spiegò Lorenz, da kantiano,
che ci fornisce l'immagine del mondo non-fisico. Il funzionamento di
questo apparato è complesso. Un fatto, comunque, è certo.
L'immagine del mondo che esso ci fornisce dipende in modo
fondamentale da ciò che noi forniamo all'apparato che ci fornisce la
nostra immagine del mondo.
Ciò
che colpì gli americani l'11 settembre, come mi confessò la mia ex,
un'americana tutta d'un pezzo, fu che qualcuno ce l'avesse con loro
fino al punto d mettere in atto un simile attaccco terroristico. Gli
americani erano convinti, infatti, di essere un "popolo scelto
da Dio". A questa loro credenza, essi avevano sacrificato la
loro intelligenza. Abramo Lincoln, ridimesinò la ideologia americana
del "chosen people" e parlò di "almost chosen
people". A suo dire gli americani non erano un poolo scelto da
Dio, ma poco mancava. Se chiedevate a un americano come considerava
gli americani, egli vi avrebbe risposto che essi erano il popolo più
buono del mondo, più disinteressato del mondo e che tutto ciò che
faceva lo faceva in vista del bene altrui.
Ancche
in Vietnam? Anche a My Lay. Anche il tenente Calley autore del
massacro di My Lay durante la guerra in Vietnam era un uomo buono?
Certamente, vi avrebbero risposto. Quello di My Lay fu un incidente.
I marines credevano che nel villaggo, ci fossero dei vietcong. Poi,
visto che i vietcong non c'erano si misero a ammazzare vecchi, donne
e bambini. Se voi domandavate lumi a queto proposito, eravate un
comunista. E l'inciodente del Tonchino? In quel caso carta canta. I
documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Vietnam pubblicati
dal NYTimes parlano chiaro. Gli Usa cercavano il casus belli e non
trovandolo, lo inventarono. La risposta della mia ex era che gli
americani erano andati in Vietna per difendere i vietnamiti dal
comunismo. Ok. E per difenderli dal comunismo li bombardavano giorno
e notte? Usavamo l'agente arancio, il napalm?
Per
anni gli americani vennero tenuti sistematicamente all'oscuro di
quello che accadeva in Vietnam. Inoltre, in Vietnam c'andavano i
negri. Quando il presidente Lyndon B. Johnson, ordinò che i rgazzi
perbene, quelli dei college, non potessero ottenere più l'esenzione
per motivi di studio e cominciarono a partire anche loro, allora, le
famiglie perbene protestarono. I ragazzi dei college non potevano
andare in Vietnam. In Vietnam si moriva e finché morivano i negri
pazienza, era il costo della pace. Ma i bianchi non dovevano comunque
morire. Fu così che Johnson si giocò la rielezione a presidente,
anche se aveva fatto più di qualunque altro presidente per gli
"haves not".
Per
contro, attorno al presidente Kennedy, sebbene Kennedy sia stato
tutto fuorché un grande presidente, sopravvive il mito. Kennedy
venne ucciso in diretta televisiva. Tutti noi abbiamo visto il suo
corpo sobbalzare tre volte, come se fosse stato colpito tre volte.
Tutti i presenti hanno udito distintamente tre colpi. Tutti noi
abbiamo rivisto la scena nel filmato girato da Zapruder che ha
confermato. Il presidente è sobbalzato tre volte. Ciò sgnifica che
a sparare non fu solo il fucile di precisione di Robert Lee Oswald,
un Carcano modificato; ma furono altre due armi e a sparare furono
probabilmente due agenti della agenzia per la sicurezza nazionale.
Magrado ciò, nessun giudice americano ha mai voluto prendere in
considerazione il filmato Zapruder. Come dire, che si vede quello che
si vuole vedere.
L'occhio
non mente. E' il nostro cervello che mente. E non mente mai in modo
disinteressato. Chiarito ciò, ritorniamo a Virginia Woolf: la
libertà di scelta del lettore. Vediamo come funziona. L'industria
che produce libri è un'industria come le altre. Il libro è una
merce. Ha un costo di produzione. Ha un prezzo di vendita. Le regole
di gestione sono quelle di qualunque merce. Se il numero dei libri
venduti supera il break even point, ovvvero punto a profitto zero,
l'editore ha un guadagno. Altrimenti ha una perdita. Ne deriva che
l'edtore produrrà quei libri per i quali pensa ci sia un mercato.
Eviterà di pubblicare gli altri.
Ciò
spiega il motivo per il qual degli analfabeti possono vincere
importanti premi letterari. Importante saper compiacere il pubblico.
Edith Wharton non era interesata a ciò. se fosse stata interessata a
cià, non avrebbe scritto l'Ethan Frome. In Ethan Frome, Edith
Wharton narra una straziante d'amore. La Wharton usa uno stile
scarno, asciutto, essenziale. Non credo che la Wharton avrebbe potuto
usare meno parole di quelle usate nel romanzo per fornirci la stessa
qantità di informazione Il brano pubblicato qui sotto, è tratto dal
capitolo VIII. Inizia con un flash back: When Ethan... Poi, qualche
riga sotto, la Wharton riprende il filo del racconto da dove l'aveva
lasciato alla fine del capitolo precedente: After Zeena's departure.
Il capitolo precedente s'era concluso, infatti, con una scenata in
cucina tra le due "rivali", la moglie di Ethan, Zeema, e la
cugina di Ethan, Mattie, per via d'un piatto da portata in vetro che
Mattie aveva rotto e del quale Zeema aveva trovato i cocci nascosti
da Mattie.
**********************
Quando
Ethan era ritornato alla fattoria a causa della malatrtia del padre,
sua madre gli aveva dato, per uso personale, una piccola stanza
dietro il "salotto buono" che non era mai usato. Qui, Ethan
aveva inchiodato delle tavole di legno e ne aveva ricvato una
biblioteca per i suoi libri; con delle assi di leno e un materasso
s'era costruito un divano; aveva disposto le sue carte su una tavola
da cucina; aveva appeso al grezzo intonaco della parete una stampa
raffigurante Abramo Lincoln e un calendario con i "Pensieri dai
poeti ", e, utilizzando questi suoi scarsi mezzi aveva cercato
di creare qualcosa di simile allo studio d'un" ministro"
che era stato gentile con lui e che gli prestato dei libri quando era
a Worcester.
D'estae,
egli si rifugiava ancora in quella stanza. Quando Mattie era andata
ad abitare alla fattoria, egl aveva dovuto darle la sua stufa e di
consguenza la stanza era diventata inabitabile a causa del freddo nei
mesi invernali. Egli usciva dal suo rifugio non appenas la casa
piombava nel silenzio, rotto soltanto dal respiro regolare
proveniente dalla camera da letto dove dormiva Zeema, che lo
assicurava che non ci sarebbe stata un'altra scenata come quella
della cucina.
[Questa
scenata viene descritta dalla Wharton nel capitolo preedente. La
Wharton, ora, riprende a narrare la storia, dopo il flash back
iniziale. ]
Uscita
Zeena della cucina, Ethan e Mattie erano rimasti in piedi, a
guardarsi ammutoliti . Poi, Mattie era ritornata al suo consueto
compito serale di pulire la cucina; Ethan aveva preso la sua lampada
era uscito per il suo consueto giro serale. Quando Ethan ritornò, la
cucina era vuota. La sua borsa per il tabacco e la sua pipa erano
posate sulla tavola della cucina. Sotto di esse, c'era un pezzo di
carta strappato dal retro d'un catalogo d'un venditore di semi sul
quale erano scritte tre parole. "Non preoccuparti Ethan".
Entrato
nel suo "studio" freddo e buio , Ethan posò la
lampada sul tavolo. Si chinò sulla lampada e lesse più volte il
messaggio di Mattie. Era la prima volta che Mattie gli scriveva, e
l'avere ora nelle sue mani un biuglietto di Mattie gli dava la
sensazione che Mattie fosse in quella stanza con lui; nello steso
tempo, il contatto con il bigietto d Mattie aumentava la sua angoscia
perché gli ricordava che da quel momento in avanti, quello sarebbe
stato l'unico loro modo di comunicare. Lui non avrebbe mai potuto
gioire della vivacità del sorriso di Mattie, del calore della sua
voce. Ma avrebbero potuto comuncare solo in quel modo assurdo:
qualche parola su un freddo pezo di carta
Pensieri
confusindi Confusi Sentimenti confusi di ribellione lo invasero e si
misero a cozzare l'un con l'altro. Ethan era troppo giovane, troppo
forte, troppo pieno di linfa vitale per accettare di sottomettersi
alla distruzione delle proprie speranze. Doveva consumare tutti i
suoi anni al fianco di una donna acida e litigiosa? Perché
rinunciare ad altre possibilità che la vita gli poteva offrire? Non
s'era già abbastsanza sacrificato per una donna stupida e ignorante
come Zeena. E a che cosa era sevito? Lei era diventata cento volte
più acida e scontenta della vita di quando l'aveva sposata. Il suo
unico piacere era quello di fargli del male.
No.
Non poteva contiuare così. Il suo istitnto di consevazione insorse
contro quella situazione. Ethan si infagottò nel suo vecchio
cappotto di procione e si distese sul divano. Egli senti un oggetto
duro con una strana protuberanza penetrargli nella guancia. Era un
cuscino regalatogli da Zeema per il loro fidanzamento. Era stato
l'unico lavoro di cucito che l'avesse mai vista fare. Gettò il
cuscino sul pavimento e appoggiò la testa al muro.
Ethan
conosceva il caso di un giovane di circa la sua stessa età che
abitava al di là ella montagna e che era scappato da una vita di
miseria andando all'Ovest con la ragazza che amava. La moglie aveva
divorziato. Lui s'era felicemente sposato con la ragazza. Ethan aveva
incontrato la coppia l'estate prima a Shadd Falls, dove viveveno i
loro parenti. La coppia aveva una bambina con dei riccioli biondi,
che era vestita come una principessa e portava al collo un medaglione
d'oro. Alla moglie che era stata abbandonata non era andata tanto
male. Il marito le aveva dato la fattoria che lei era riuscita a
vendere, e mettendo assieme soldi della vendita della fattoria e
quegli degli alimenti, aveva aperto un fiorente posto di ristoro a
Bettsbridge.
L'espereinza
di quella coppia, aeva acceso nella mente di Ethan un pensiero.
Perché non avrebbe potuto partire con Mattie il giorno dopo, invece
di lasciarla andare da sola? Avrebbe potuto nascondere la sua valigia
sotto il sedile della slitta. Zeena sarebbe venuta a sapere della sua
fuga solo dopo pranzo, quando sarebbe salita in camera per il
pisolino pomeridiano e avrebbe trovato la sua lettera d'addio sul
letto.
Etan
aveva i nervi a fior di pelle. Etan si alzò di scatto, accese la
lampada. Sedette. Aprì il cassetto della tavola da cucina e rovistò
dentro di esso cercando frettolosamente un foglio di carta. Trovato
il foglio, lo stese sulla tavola e cominciò a scrivere.
"Zeema,
ho fatto tutto quello che potevo per te, ma non è servito a nulla.
Non dico che è colpa tua. La colpa non è né tua né mia, ma di
entrambi, e credo che le cose andranno meglio per tutti e due se ci
separiamo. Io andrò a cerare fortuna a Ovest. Tu puoi vendere sia la
fattoria che il mulino e puoi pure tenerti il denaro.
A
questo punto, Ethan cessò improvvisamente di scrivere. Se egli
concedeva a Zeema tutte le sue proprietà, con che cosa avrebbe
potuto rifarsi una vita? Se fosse stato da solo, avrebbe potuto
trovare il modo di risolvere il suo problema anche lasciando a Zeema
tutte le sue proprietà. Ma non era solo. C'era Mattie e Mattie
dipendeva da lui. E, comunnque, cosa sarebbe stato di Zeema? Quale
sarebbe stato il suo destino?
Fattoria
e mulino erano stati ipotecati al limite del loro valore, e anche se
Zeema avesse trovato un compratore, difficilmente avrebbe potuto
liberare le sue proprietà dalle ipoteche. Nel frattempo, come
avrebbe potuto tirare avanti. Finora, era stato solo grazie a lui e
al suo lavoro, che avevano avuto di che mangiare. Da sola e malferma
di salute com'era, non ce l'avtrebbbe mai fatta. L'unica alternativa,
****vEthan, era quella di lasciar andare avanti Mattie da sola, anche
se questo pregiudicava il loro futuro.
****
Adesso,
possiamo capire quello che Edith Wharton intendeva per "scrittore
meccanico". Lo "scrittore meccanico" era chi scriveva
per compiacere il "lettore meccanico" con la complicità
dell' "editore meccanico". Ciò che la Wharton criticava
era un "sistema" che prosperava sulle mode del momento. Per
capire la critica della Wharton, occorrebbe leggere il coevo saggio
sulla moda di Georg Simmel, laddove Simmel spiegava che la moda
"ottunde il nostro cervello". Non è perciò un caso che,
in un mondo che vive di moda, nessuno legga più Simmel né si
interroghi sulle critiche della Wharton. n L'arma migliore di
cui dispone uno scrittore per comabattere l'ottundimento delle menti
operato dalle mode culturali, è l'ironia. Edith Wharton era una
maestra anche in questo campo. Per renderci conto di questo fatto,
legggiamo questo brano tratto da L'età dell'innocenza. La traduzione
è mia.
***
Una
sera di gennaio nei primi anni Settanta [dell'Ottocento], Cristine
Nilsson stava cantando nel Faust alla Academy of Music in New York.
Sebbene, già negli anni Quaranta si fosse parlato della costruzione
in una remota area edificabile cittadina di una nuova Opera House che
avrebbe potuto competere per il suo splendore architettonico e la
fastosità delle messe in scena] con i teatri d'opera delle grandi
capitali europee, il "bel mondo" era, malgrado ciò
contento, di ritrovarsi ogni inverno negli squallidi palchi
giallo-oro della vecchia ma affabile Academy. I Conservatori, erano
felici di questa situazione perché la piccolezza e la diffficle
fruibilità della sala dell'Academy, teneva fuori i "nuovi
ricchi" [che diventavano ogni giorno più numerosi e] che [i
vecchi newyorkesi] cominciavano a temere nella consapevolezza che la
città sarebbe presto stata loro; inoltre, la qualità dell'acustica,
che era sempre stato un problema per tutti i teatri d'opera, non lo
era per la vecchia sala dell'Academy la cui acustica era eccellente.
Era
la prima recita di Madame Nilson quell'inverno a New York, e quello
che i quotidiani cittadini avevano già da tempo presentato come un
"pubblico eccezionale" era giunto alla Academy of Music
percorrendo strade rese scivolose dalla neve, utilizzando i più
diversi mezzi di trasporto: chi in "broughams" privati, chi
in "landau" abbastanza grandi da contenere un'intera
famiglia, chi in spaziosi "Brown coupe", chi in carri di
sua proprietà i quali, per dirla scherzosamente, conferivano ai loro
proprietari il vantaggio, apprezzato dai sostenitori dei principi
democratici, di poter ripartire a proprio piacimento, senza aspetare
i comodi del proprio cocchiere, il quale, nell'attesa che lo
spettacolo finisse, messosi al riparo sotto i portici, aveva passato
il tempo, a traccannare gin fino a farsi venire la punta del naso
d'un colore rosso brillante. Credo sia stato uno di questi cocchieri
ad avere la grande intuizione che gli americani vogliono allontanarsi
da un luogo di divertimento, ancora più velocemente di come vi
arrivino.
Quando
Newland Archer aprì la porta sul retro dell'Academy, il sipario
della sala della Academy of Music, s'era appena alzato sulla scena
del giardino. Non c'era alcun valido motivo per cui il giovane non
avrebbe dovuto giungere prima. Egli aveva cenato alle sette con la
madre e la sorella. Dopo cena, aveva fumato, in tutta calma, un
sigaro in biblioteca, che era l'unica stanza dove sua madre gli
pemetteva di fumare, circondato da scaffali color noce scuro e da
sedie finemente imbottite. Ma, va tenuto conto del fatto che New York
era una metropoli e in una metropoli "non era cosa" di
arrrivare puntuali all'opera. Non era chiaro che cosa si intendesse
con l'espressione "non era cosa"; quello che conta è che
essa svolgeva nella vita di Archer un ruolo tanto importante quanto
quello svolto dal terrore totemico nella vita i suoi antenati
migliaia di anni prima.
Il
secondo motivo del suo ritartdo dipendeva dal fatto che egli era un
dilettante e che aeva perso tempo fumando il sigaro nella convinzione
che un piacere diventa più sottile se si riflette su di esso; ciò
accadeva soprattutto quando si trattava d'un piacee delicato, [come
quello tratto dal fumare un buon sigaro]. Va aggiunto che se egli
avesse calcolato il momento della sua entatta in sala, egli non
avrebb potuto scegliere cvomunque un momento migliore, poiché Madame
Nilsson aveva appena iniziato a cantare l'aria "Sì, m'ama",
lasciando cadere a terra i petali della margherita che aveva in mano,
in un modo così delicato come le note che uscivano dalla sua ugula.
Madame
Nilsson cantava ovvamente in italiano, poiché una legge del teatro
d'opera impone che i testi, tedesci o francesi che siano, devono
essere tradotti in italiano per facilitare la comprensione da parte
del pubblico di lingua inglese. A Newland, ciò sembrava così
naturale come le convenzioni che condizionavano il suo stile di vita;
com l'uso di due spazzole con il manico d'argento e il suo monogramma
in smalto blu."
La traduzione dei brani dimEdith Wharton è di Corrado Bevilacqua.
La traduzione dei brani dimEdith Wharton è di Corrado Bevilacqua.
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