sabato 24 gennaio 2015

Il vizio della lettura

Corrado Bevilacqua

A proposito della libertà di scelta



Virginia Woolf, l'autrice di capolavori come Mrs Dalloway, Gita al faro, Crociera, Le onde, La stanza di Jacob, in una pagina famosa di Per le strade di Londra, sosteneva chee l'unico consiglio che si può dare nel cmpo della lettura è quello di non darne. Una persona dovrebbe essere lasciata libera di scegliere il libro che vuole leggere. Il problema è che non siamo liberi. E' dai tempi di Vance Packard, cioè, dall'inizio degli anni 50 del secolo scorso che si parla di "persusori occulti". Lo stesso Vance Packard era, però, in ritardo sui tempi.

Come dimostrò lo storico francese Marc Ferro, i nazisti avevano sviluppato delle tecniche raffinatissime di peruasione occulta nella loro propaganda antisemita. Ferro portava come esmpio il film Suss l'ebreo. Recentemente, il sociologo americano Benjamin Barber ha dimostrato, in un voluminioso saggio, che anche chi si crede libero di scegliere quando va al supermercato, in realtà è sottoposto a ogni sorta di condizionamenti.

Il lettore di giornali agisce come un qualunque consumatore. Acquista un prodotto e lo consuma attraverso la lettura. Ciò che legge sui giornali contribuisce alla formazione della sua visione del mondo. Nel nostro cervello accanto all'apparato che ci fornisce l'immagine del mondo fisico, c'è un apparato, come spiegò Lorenz, da kantiano, che ci fornisce l'immagine del mondo non-fisico. Il funzionamento di questo apparato è complesso. Un fatto, comunque, è certo. L'immagine del mondo che esso ci fornisce dipende in modo fondamentale da ciò che noi forniamo all'apparato che ci fornisce la nostra immagine del mondo.

Ciò che colpì gli americani l'11 settembre, come mi confessò la mia ex, un'americana tutta d'un pezzo, fu che qualcuno ce l'avesse con loro fino al punto d mettere in atto un simile attaccco terroristico. Gli americani erano convinti, infatti, di essere un "popolo scelto da Dio". A questa loro credenza, essi avevano sacrificato la loro intelligenza. Abramo Lincoln, ridimesinò la ideologia americana del "chosen people" e parlò di "almost chosen people". A suo dire gli americani non erano un poolo scelto da Dio, ma poco mancava. Se chiedevate a un americano come considerava gli americani, egli vi avrebbe risposto che essi erano il popolo più buono del mondo, più disinteressato del mondo e che tutto ciò che faceva lo faceva in vista del bene altrui.

Ancche in Vietnam? Anche a My Lay. Anche il tenente Calley autore del massacro di My Lay durante la guerra in Vietnam era un uomo buono? Certamente, vi avrebbero risposto. Quello di My Lay fu un incidente. I marines credevano che nel villaggo, ci fossero dei vietcong. Poi, visto che i vietcong non c'erano si misero a ammazzare vecchi, donne e bambini. Se voi domandavate lumi a queto proposito, eravate un comunista. E l'inciodente del Tonchino? In quel caso carta canta. I documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Vietnam pubblicati dal NYTimes parlano chiaro. Gli Usa cercavano il casus belli e non trovandolo, lo inventarono. La risposta della mia ex era che gli americani erano andati in Vietna per difendere i vietnamiti dal comunismo. Ok. E per difenderli dal comunismo li bombardavano giorno e notte? Usavamo l'agente arancio, il napalm?

Per anni gli americani vennero tenuti sistematicamente all'oscuro di quello che accadeva in Vietnam. Inoltre, in Vietnam c'andavano i negri. Quando il presidente Lyndon B. Johnson, ordinò che i rgazzi perbene, quelli dei college, non potessero ottenere più l'esenzione per motivi di studio e cominciarono a partire anche loro, allora, le famiglie perbene protestarono. I ragazzi dei college non potevano andare in Vietnam. In Vietnam si moriva e finché morivano i negri pazienza, era il costo della pace. Ma i bianchi non dovevano comunque morire. Fu così che Johnson si giocò la rielezione a presidente, anche se aveva fatto più di qualunque altro presidente per gli "haves not".

Per contro, attorno al presidente Kennedy, sebbene Kennedy sia stato tutto fuorché un grande presidente, sopravvive il mito. Kennedy venne ucciso in diretta televisiva. Tutti noi abbiamo visto il suo corpo sobbalzare tre volte, come se fosse stato colpito tre volte. Tutti i presenti hanno udito distintamente tre colpi. Tutti noi abbiamo rivisto la scena nel filmato girato da Zapruder che ha confermato. Il presidente è sobbalzato tre volte. Ciò sgnifica che a sparare non fu solo il fucile di precisione di Robert Lee Oswald, un Carcano modificato; ma furono altre due armi e a sparare furono probabilmente due agenti della agenzia per la sicurezza nazionale. Magrado ciò, nessun giudice americano ha mai voluto prendere in considerazione il filmato Zapruder. Come dire, che si vede quello che si vuole vedere.

L'occhio non mente. E' il nostro cervello che mente. E non mente mai in modo disinteressato. Chiarito ciò, ritorniamo a Virginia Woolf: la libertà di scelta del lettore. Vediamo come funziona. L'industria che produce libri è un'industria come le altre. Il libro è una merce. Ha un costo di produzione. Ha un prezzo di vendita. Le regole di gestione sono quelle di qualunque merce. Se il numero dei libri venduti supera il break even point, ovvvero punto a profitto zero, l'editore ha un guadagno. Altrimenti ha una perdita. Ne deriva che l'edtore produrrà quei libri per i quali pensa ci sia un mercato. Eviterà di pubblicare gli altri.

Ciò spiega il motivo per il qual degli analfabeti possono vincere importanti premi letterari. Importante saper compiacere il pubblico. Edith Wharton non era interesata a ciò. se fosse stata interessata a cià, non avrebbe scritto l'Ethan Frome. In Ethan Frome, Edith Wharton narra una straziante d'amore. La Wharton usa uno stile scarno, asciutto, essenziale. Non credo che la Wharton avrebbe potuto usare meno parole di quelle usate nel romanzo per fornirci la stessa qantità di informazione Il brano pubblicato qui sotto, è tratto dal capitolo VIII. Inizia con un flash back: When Ethan... Poi, qualche riga sotto, la Wharton riprende il filo del racconto da dove l'aveva lasciato alla fine del capitolo precedente: After Zeena's departure. Il capitolo precedente s'era concluso, infatti, con una scenata in cucina tra le due "rivali", la moglie di Ethan, Zeema, e la cugina di Ethan, Mattie, per via d'un piatto da portata in vetro che Mattie aveva rotto e del quale Zeema aveva trovato i cocci nascosti da Mattie.


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Quando Ethan era ritornato alla fattoria a causa della malatrtia del padre, sua madre gli aveva dato, per uso personale, una piccola stanza dietro il "salotto buono" che non era mai usato. Qui, Ethan aveva inchiodato delle tavole di legno e ne aveva ricvato una biblioteca per i suoi libri; con delle assi di leno e un materasso s'era costruito un divano; aveva disposto le sue carte su una tavola da cucina; aveva appeso al grezzo intonaco della parete una stampa raffigurante Abramo Lincoln e un calendario con i "Pensieri dai poeti ", e, utilizzando questi suoi scarsi mezzi aveva cercato di creare qualcosa di simile allo studio d'un" ministro" che era stato gentile con lui e che gli prestato dei libri quando era a Worcester.

D'estae, egli si rifugiava ancora in quella stanza. Quando Mattie era andata ad abitare alla fattoria, egl aveva dovuto darle la sua stufa e di consguenza la stanza era diventata inabitabile a causa del freddo nei mesi invernali. Egli usciva dal suo rifugio non appenas la casa piombava nel silenzio, rotto soltanto dal respiro regolare proveniente dalla camera da letto dove dormiva Zeema, che lo assicurava che non ci sarebbe stata un'altra scenata come quella della cucina.

[Questa scenata viene descritta dalla Wharton nel capitolo preedente. La Wharton, ora, riprende a narrare la storia, dopo il flash back iniziale. ]

Uscita Zeena della cucina, Ethan e Mattie erano rimasti in piedi, a guardarsi ammutoliti . Poi, Mattie era ritornata al suo consueto compito serale di pulire la cucina; Ethan aveva preso la sua lampada era uscito per il suo consueto giro serale. Quando Ethan ritornò, la cucina era vuota. La sua borsa per il tabacco e la sua pipa erano posate sulla tavola della cucina. Sotto di esse, c'era un pezzo di carta strappato dal retro d'un catalogo d'un venditore di semi sul quale erano scritte tre parole. "Non preoccuparti Ethan".

Entrato nel suo "studio" freddo e buio , Ethan posò la lampada sul tavolo. Si chinò sulla lampada e lesse più volte il messaggio di Mattie. Era la prima volta che Mattie gli scriveva, e l'avere ora nelle sue mani un biuglietto di Mattie gli dava la sensazione che Mattie fosse in quella stanza con lui; nello steso tempo, il contatto con il bigietto d Mattie aumentava la sua angoscia perché gli ricordava che da quel momento in avanti, quello sarebbe stato l'unico loro modo di comunicare. Lui non avrebbe mai potuto gioire della vivacità del sorriso di Mattie, del calore della sua voce. Ma avrebbero potuto comuncare solo in quel modo assurdo: qualche parola su un freddo pezo di carta

Pensieri confusindi Confusi Sentimenti confusi di ribellione lo invasero e si misero a cozzare l'un con l'altro. Ethan era troppo giovane, troppo forte, troppo pieno di linfa vitale per accettare di sottomettersi alla distruzione delle proprie speranze. Doveva consumare tutti i suoi anni al fianco di una donna acida e litigiosa? Perché rinunciare ad altre possibilità che la vita gli poteva offrire? Non s'era già abbastsanza sacrificato per una donna stupida e ignorante come Zeena. E a che cosa era sevito? Lei era diventata cento volte più acida e scontenta della vita di quando l'aveva sposata. Il suo unico piacere era quello di fargli del male.

No. Non poteva contiuare così. Il suo istitnto di consevazione insorse contro quella situazione. Ethan si infagottò nel suo vecchio cappotto di procione e si distese sul divano. Egli senti un oggetto duro con una strana protuberanza penetrargli nella guancia. Era un cuscino regalatogli da Zeema per il loro fidanzamento. Era stato l'unico lavoro di cucito che l'avesse mai vista fare. Gettò il cuscino sul pavimento e appoggiò la testa al muro. 

Ethan conosceva il caso di un giovane di circa la sua stessa età che abitava al di là ella montagna e che era scappato da una vita di miseria andando all'Ovest con la ragazza che amava. La moglie aveva divorziato. Lui s'era felicemente sposato con la ragazza. Ethan aveva incontrato la coppia l'estate prima a Shadd Falls, dove viveveno i loro parenti. La coppia aveva una bambina con dei riccioli biondi, che era vestita come una principessa e portava al collo un medaglione d'oro. Alla moglie che era stata abbandonata non era andata tanto male. Il marito le aveva dato la fattoria che lei era riuscita a vendere, e mettendo assieme soldi della vendita della fattoria e quegli degli alimenti, aveva aperto un fiorente posto di ristoro a Bettsbridge.

L'espereinza di quella coppia, aeva acceso nella mente di Ethan un pensiero. Perché non avrebbe potuto partire con Mattie il giorno dopo, invece di lasciarla andare da sola? Avrebbe potuto nascondere la sua valigia sotto il sedile della slitta. Zeena sarebbe venuta a sapere della sua fuga solo dopo pranzo, quando sarebbe salita in camera per il pisolino pomeridiano e avrebbe trovato la sua lettera d'addio sul letto.

Etan aveva i nervi a fior di pelle. Etan si alzò di scatto, accese la lampada. Sedette. Aprì il cassetto della tavola da cucina e rovistò dentro di esso cercando frettolosamente un foglio di carta. Trovato il foglio, lo stese sulla tavola e cominciò a scrivere.

"Zeema, ho fatto tutto quello che potevo per te, ma non è servito a nulla. Non dico che è colpa tua. La colpa non è né tua né mia, ma di entrambi, e credo che le cose andranno meglio per tutti e due se ci separiamo. Io andrò a cerare fortuna a Ovest. Tu puoi vendere sia la fattoria che il mulino e puoi pure tenerti il denaro.

A questo punto, Ethan cessò improvvisamente di scrivere. Se egli concedeva a Zeema tutte le sue proprietà, con che cosa avrebbe potuto rifarsi una vita? Se fosse stato da solo, avrebbe potuto trovare il modo di risolvere il suo problema anche lasciando a Zeema tutte le sue proprietà. Ma non era solo. C'era Mattie e Mattie dipendeva da lui. E, comunnque, cosa sarebbe stato di Zeema? Quale sarebbe stato il suo destino?

Fattoria e mulino erano stati ipotecati al limite del loro valore, e anche se Zeema avesse trovato un compratore, difficilmente avrebbe potuto liberare le sue proprietà dalle ipoteche. Nel frattempo, come avrebbe potuto tirare avanti. Finora, era stato solo grazie a lui e al suo lavoro, che avevano avuto di che mangiare. Da sola e malferma di salute com'era, non ce l'avtrebbbe mai fatta. L'unica alternativa, ****vEthan, era quella di lasciar andare avanti Mattie da sola, anche se questo pregiudicava il loro futuro.

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Adesso, possiamo capire quello che Edith Wharton intendeva per "scrittore meccanico". Lo "scrittore meccanico" era chi scriveva per compiacere il "lettore meccanico" con la complicità dell' "editore meccanico". Ciò che la Wharton criticava era un "sistema" che prosperava sulle mode del momento. Per capire la critica della Wharton, occorrebbe leggere il coevo saggio sulla moda di Georg Simmel, laddove Simmel spiegava che la moda "ottunde il nostro cervello". Non è perciò un caso che, in un mondo che vive di moda, nessuno legga più Simmel né si interroghi sulle critiche della Wharton. n L'arma migliore di cui dispone uno scrittore per comabattere l'ottundimento delle menti operato dalle mode culturali, è l'ironia. Edith Wharton era una maestra anche in questo campo. Per renderci conto di questo fatto, legggiamo questo brano tratto da L'età dell'innocenza. La traduzione è mia.


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Una sera di gennaio nei primi anni Settanta [dell'Ottocento], Cristine Nilsson stava cantando nel Faust alla Academy of Music in New York. Sebbene, già negli anni Quaranta si fosse parlato della costruzione in una remota area edificabile cittadina di una nuova Opera House che avrebbe potuto competere per il suo splendore architettonico e la fastosità delle messe in scena] con i teatri d'opera delle grandi capitali europee, il "bel mondo" era, malgrado ciò contento, di ritrovarsi ogni inverno negli squallidi palchi giallo-oro della vecchia ma affabile Academy. I Conservatori, erano felici di questa situazione perché la piccolezza e la diffficle fruibilità della sala dell'Academy, teneva fuori i "nuovi ricchi" [che diventavano ogni giorno più numerosi e] che [i vecchi newyorkesi] cominciavano a temere nella consapevolezza che la città sarebbe presto stata loro; inoltre, la qualità dell'acustica, che era sempre stato un problema per tutti i teatri d'opera, non lo era per la vecchia sala dell'Academy la cui acustica era eccellente.

Era la prima recita di Madame Nilson quell'inverno a New York, e quello che i quotidiani cittadini avevano già da tempo presentato come un "pubblico eccezionale" era giunto alla Academy of Music percorrendo strade rese scivolose dalla neve, utilizzando i più diversi mezzi di trasporto: chi in "broughams" privati, chi in "landau" abbastanza grandi da contenere un'intera famiglia, chi in spaziosi "Brown coupe", chi in carri di sua proprietà i quali, per dirla scherzosamente, conferivano ai loro proprietari il vantaggio, apprezzato dai sostenitori dei principi democratici, di poter ripartire a proprio piacimento, senza aspetare i comodi del proprio cocchiere, il quale, nell'attesa che lo spettacolo finisse, messosi al riparo sotto i portici, aveva passato il tempo, a traccannare gin fino a farsi venire la punta del naso d'un colore rosso brillante. Credo sia stato uno di questi cocchieri ad avere la grande intuizione che gli americani vogliono allontanarsi da un luogo di divertimento, ancora più velocemente di come vi arrivino.

Quando Newland Archer aprì la porta sul retro dell'Academy, il sipario della sala della Academy of Music, s'era appena alzato sulla scena del giardino. Non c'era alcun valido motivo per cui il giovane non avrebbe dovuto giungere prima. Egli aveva cenato alle sette con la madre e la sorella. Dopo cena, aveva fumato, in tutta calma, un sigaro in biblioteca, che era l'unica stanza dove sua madre gli pemetteva di fumare, circondato da scaffali color noce scuro e da sedie finemente imbottite. Ma, va tenuto conto del fatto che New York era una metropoli e in una metropoli "non era cosa" di arrrivare puntuali all'opera. Non era chiaro che cosa si intendesse con l'espressione "non era cosa"; quello che conta è che essa svolgeva nella vita di Archer un ruolo tanto importante quanto quello svolto dal terrore totemico nella vita i suoi antenati migliaia di anni prima.


Il secondo motivo del suo ritartdo dipendeva dal fatto che egli era un dilettante e che aeva perso tempo fumando il sigaro nella convinzione che un piacere diventa più sottile se si riflette su di esso; ciò accadeva soprattutto quando si trattava d'un piacee delicato, [come quello tratto dal fumare un buon sigaro]. Va aggiunto che se egli avesse calcolato il momento della sua entatta in sala, egli non avrebb potuto scegliere cvomunque un momento migliore, poiché Madame Nilsson aveva appena iniziato a cantare l'aria "Sì, m'ama", lasciando cadere a terra i petali della margherita che aveva in mano, in un modo così delicato come le note che uscivano dalla sua ugula.


Madame Nilsson cantava ovvamente in italiano, poiché una legge del teatro d'opera impone che i testi, tedesci o francesi che siano, devono essere tradotti in italiano per facilitare la comprensione da parte del pubblico di lingua inglese. A Newland, ciò sembrava così naturale come le convenzioni che condizionavano il suo stile di vita; com l'uso di due spazzole con il manico d'argento e il suo monogramma in smalto blu."

La traduzione dei brani dimEdith Wharton è di Corrado Bevilacqua.





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