Questi fantasmi
Corrado Bevilacqua
Hello. Ms. Wharton how are you?
Questa notte non ho chiuso occhio perché c'era una domanda alla quale non riuscivo dare riposta che mi girava per la testa. Dov'è finito Nanni Moretti? Sta preparando una sorpresa? L'ultima sorpresa di Moretti fu Il caimano. Un film orrendo. L'unico merito che fu possibile ascrivergli fu d'essere contro Berlusconi. Io mi ricordavo un altro Moretti. Il Moretti di Io sono un autarchico, Bianca, Sogni d'oro, Caro diario. Mi ricordavo cioè un Moretti in grande stile. Intelligente, ironico, acuto nella stesura del testo.Il caimano fu la negazione di tutto questo.
Non mi sono sorpreso. Ingmar Bergman girò per tutta la sua vita film orrendi che passavano per capolavori perché nessuno li capiva e non poteva dirlo. Avevo un amico, che era il critico cinematografico del primo quotidiano in cui lavorai. Egli era un "dellavolpiano". Su di un punto eravamo d'accordo.
C'era più cinema in Sfida infernale che in tutti i film di Bergman. Un giorno Bergman si riscattò e girò Fanny e Alexander: autentico capolavoro che fece dimenticare come d'incanto Settimio sigillo, La fontana della vergine, Il posto delle fragole, Luci d'inverno, Come in uno specchio; per finire con quello splendido polpettone che fu Sinfonia d'autunno. Adesso, mi aspetto di vedere girato da Moretti un film dedicato a Matteo Renzi. Gli suggerisco il titolo. Il pirana.
Certo, il cinema italiano, morti i grandi, era diventato poca cosa. Ci restavano Nanni Moretti e i fratelli Taviani. Moretti tace. Quando parlo di grandi, mi riferisco a Rossellini, Fellini Antonioni, Visconti. Anch'essi girarono film orrendi. Germania ano zero, Stromboli, Giulietta degli spiriti, La caduta degli dei. Poco male. Anche a Sartre capitò di scrivere Critica della ragione dialettica e I sequestrati di Altona. Così a Rossellini capitò di girare un filmaccio come Roma città aperta e dei capolavori come L'ascesa al potere di Luigi XIV, Blaise Pascal, Atti degli apostoli. Visconti girò due capolavori: Ossessione e Rocco e i suoi fratelli. Antonioni girò un capolavoro: L'avventura. Deserto rosso fu, per dirla con Fantozzi, una "boiata pazzesca".
Fellini girò La strada e diventò famoso in tutto il mondo. Ronald Laing ne parlò in L'Io diviso. In realtà, il vero Fellini è quello di I vitelloni. Non c'è in tutta la filmografia americana una scena come quella di Sordi che fa l'ombrello a degli operai che stanno aggiustando la strada. "Lavoratori, lavoratori del braccio...!?" Ricordate? Allo stesso modo non c'è in tutta la filmografia universale u film come La grande illusione.
Ponete a confronto La grande illusione e La vita è bella e vedrete, se capite qualcosa di cinema, la differenza. Quello che voglio dire, per usare una espressione resa famosa da Edith Whaerton in Il vizio della lettura che ho avuto l'onore, il piacere e l'onere di tradurre per a prima volta in italiano grazie all'amico Pier Luigi Olivi, che non esiste solo il "lettore meccanico". Esiste anche lo spettatore meccanico. Esiste lo spettatore che va a vedere un film perché tutti ne parlano, che si sente in dovere di dire che un film è un capolavoro perché così è stato deciso senza fare unì'analisi del film come prodotto filmico.
Non è facile, lo so, come non è facile leggere un libro. E' un'attività che dovrebbe essere insegnata a scuola. A scuola non si insegnano più nemmeno storia e geografia. Figuriamoci se si insegna a vedere un film o a leggere un libro. Non solo, ma gli stessi semiologi, penso a Umberto Eco, si danno da tempo alla narrativa e libri come Opera aperta, La struttura assente, Lector in fabula, rimangono intonsi sugli scaffali delle patrie biblioteche.

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